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Il sublime vibrar dell’oro nella “pintura ornata” di Marilisa Serra

A cura di Paola Simona Tesio

 Magia, simbolismo, passione, si svelano nell’estatico linguaggio di Marilisa Serra. Ne emergono raffigurazioni sublimi, armoniche, in cui la padronanza del colore e l’uso della materia si compendiano in una lirica del cuore. L’oro è il metallo pregiato per eccellenza, il cui colore incarna il simbolo della luce, del divino, oppure è la metafora delle reminiscenze del sole, che con i suoi raggi riscalda e ravviva la vita sulla terra. Aulico elemento di cui la pittrice fa sapiente uso rendendolo plastico, appagante, etereo ed ambiziosamente scolpito. Grazie ad esso le sue opere suggestive acquistano non solo pregevolezza, ma soprattutto quella terza dimensione resa possibile soltanto da tale aurea stratificazione. Effetto dato proprio dall’incursione della nobile materia, “sublime vibrar dell’oro”, che innalza la bidimensionalità della tela ad un ensemble scultoreo. Da distante lo sguardo rimane affascinato da questi sinfonici avvolgimenti in cui le iridescenze, le forme, le sedimentazioni, riescono a far affiorare l’incarnato dei volti, la setosità della pelle, di cui pare sentirne addirittura il profumo. I soggetti risultano vivi, tanto da divenire quasi tangibili, pur mantenendo inalterate le caratteristiche estrinseche che li fanno apparire come sogni, visioni, o quelle intrinseche di essere propulsioni dello spirito.

Le pietre incastonate tra i cromatismi, pur non essendo pregiate, rendono oltremodo preziosa l’opera. In esse si rifrange lo spettro di luce o il riflesso di un momento mai uguale, poiché sempre rinnovato dall’incontro con il tempo, con i luoghi, con l’uomo.

La perizia risulta evidente anche nella resa di stoffe e panneggi: lievi, modulati dal vento, paiono essere svelati anch’essi dal tumulto interiore dell’animo e sono altresì in grado di offrire alla vista quella delicata sovrastruttura della già citata terza dimensione.

«Rivestire l’idea di una forma sensibile» era il concetto cardine dell’Art Nouveau, manifesto atto d’amore del rinnovamento estetico, in cui vi era il tentativo di liberare l’essere dalla pesantezza della materia per astrarlo ad una dimensione infinitamente più spirituale. Un sentire che permea nello stile di questa autrice, in cui è evidente lo slancio verso un’atmosfera più astratta, percepibile altresì nelle innumerevoli riflessioni letterarie e poetiche che lei stessa manifesta con intento didascalico. Così, come le pennellate acquisiscono soave movimento modulandosi dalle note dell’intimo, allo stesso modo le odi nascono dal profondo, accompagnando l’osservatore nel melodioso percepire dell’universo di questa straordinaria pittrice.

Marilisa Serra è indubbiamente un’artista abile, ma tale capacità in altri sarebbe svuotata di senso; in lei invece all’acuto accademismo si somma la voce del cuore, che fa della sua arte una raro esempio di alta espressione estetica.  

Ogni immagine raffigurata, ogni evoluzione pittorica, emette delle vibrazioni: la carica psichica comunicata è indubbiamente notevole e trattiene al suo interno riflessioni sull’umano, esperienze di vita, ricordi. Quello che in una società ordinaria diviene banale, smarrendo il proprio significato, in questi manufatti si colma di contenuto e rimane immortale. Siamo pertanto di fronte ad un recupero dei sensi, delle emozioni, dei momenti. Ecco allora che anche e soprattutto le cose semplici ritornano ad essere magiche: nel quotidiano non ci si può dimenticare di un abbraccio, di un gesto, di un attimo, poiché nel singolo ed infinitesimo istante è racchiuso un immenso significato. Se da un lato il ritmo frenetico di un contesto opulento non permette all’uomo di vivere intensamente e ricordare gli eventi autentici dell’esistenza, dall’altro tale mancanza produce la sterilità interiore, “l’autismo dell’animo”. Si potrebbe allora affermare che Marilisa Serra insegna ad assaporare la vita: nelle sue pennellate si può cogliere quella memoria involontaria di cui parlava Marcel Proust, capace di riportare allo spirito la carezza degli elementi cari perduti. Il recupero delle emotività sincere, come l’amore della maternità, la semina, i cicli della vita. Negli omaggi a Paulo Coelho si evince non soltanto il rispetto per le opere d’altrui ingegno ma anche la capacità di coniugare le muse dell’arte, di cui la poesia è un’indubbia rappresentante. Sussiste altresì una riflessione sui valori, evidente in opere come “Veritas”, oppure nell’incontro con il mistico, dove la fede diventa un ponte con il trascendente.

Ma è il sublime, in tutte le sue sfaccettature, l’elemento che più di tutti si dipana alla vista. Va inteso non soltanto nell’accezione di bellezza, ma soprattutto come la capacità di donare armonia al raffigurato. Nel dipinto “Il guerriero” la fascinosa figura femminile è socchiusa su se stessa, l’armatura appare scolpita, cesellata, reale, pur essendo di pura fattura pittorica.  Il velo, che ne cela, o ne svela, le parti sinuose del corpo è realizzato con una tale maestria che l’evanescente texture appare tattile. In un’opera sembra che vi siano aneliti del peccato originale,  esplicati come l’inizio della vita. Un uomo e una donna sono uniti in un soave abbraccio, le foglie di fico scoprono la loro passione e l’oro che adorna l’acconciatura femminile accompagna il fluttuare delle ciocche sino alla spirale.  Al centro di questo gorgo, come un frutto di un futuro concepimento, è contenuta una gemma luminescente.

La straordinaria capacità espressiva di Marilisa Serra è connotata inoltre da una sensibilità pura e da una grazia muliebre. La sua personale, ed unica, ricerca estetica è anche un’indagine sugli aspetti umani che sono colti  in  tutte le loro innumerevoli sfumature. Del resto la psiche e i moti dell’animo sono una tavolozza d’infiniti colori in cui è possibile carpirne luci, bagliori, ombre della vita. Ella è capace di farci scorgere altresì il pericolo insito nel letargo dei sensi, nelle proprie prigioni… stati di apatia percepibili in opere come “Il sonno” e “La crisalide”. Questo metterci in guardia è da leggersi come una spinta all’azione. Narrava il poeta, pittore e filosofo Khalil Gibran «Mi dicono “Se trovi uno schiavo addormentato non svegliarlo, forse sta sognano la libertà”. Ed io rispondo “Se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo, e parlagli della libertà”». Allo stesso modo la “pintura ornata” di Marilisa Serra restituisce il significato profondo dell’esistenza, destando i sensi attraverso estasianti vibrazioni.

 

 

Marilisa nasce ad Oristano il 23 Ottobre 1968 e al seguito di suo padre, sottoufficiale di polizia, inizia un lungo viaggio che la porterà da sud a nord dell'Italia in un pellegrinaggio parallelo tra ispirazioni ed esperienze sempre nuove. 
Nel 1993 si diploma presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Fonda uno dei primi laboratori per lo studio e l'applicazione delle più svariate forme d'arte in collaborazione con Cristina Giargia, amica da sempre, artista e compagna di vita. Il connubio delle loro espressioni è stato il focolaio di uno straordinario periodo di intensità artistica che va oltre i confini dell'arte intesa come semplice genio, e travalica tutt'oggi ogni frontiera di normale concezione “quotidiana”, per esplorare i più profondi e reconditi aspetti dell'essenza umana.
Se la pittura è intesa come forma di comunicazione, allora l'arte di Marilisa è comunicare con la pittura ciò che non si può spiegare.
L'inconscio spettatore è proiettato in un sapiente impatto di generose pennellate e perfette anatomie che celano con elegante e educata maestria il canale di comunicazione tra sacro e profano. L'ambito in cui si muove oggi la ricerca di Marilisa spazia dalla più terrena ed umana delle pulsioni fisiche alla più evanescente e impalpabile conciliazione con la fede.
Sostiene corsi di anatomia artistica presso l'atelier del Castello di Rivalta di Torino.
Ha costituito, con il contributo e la sapiente guida di Eva Barbierato
“La Libellula”, associazione culturale allo scopo di diffondere l'arte sotto tutti gli aspetti ai bambini del piccolo paese alle porte di Torino dove vive.
La sua straordinaria capacità di “guardare oltre” e vedere l'invisibile è oggi la sua grande fonte di ispirazione.
Dopo un intenso periodo dedicato alle attività di madre, Marilisa rende pubblico il proprio misterioso talento di pittrice e si affaccia sul mondo dell'arte manifesta.

E' docente di illustrazione presso la sede di Torino della scuola Internazionale di Comics.

Nel 2013 è vincitrice del primo premio del  "Premio internazionale Il Dono Dell'umanità".

Collabora con il centro di produzione della Rai di Torino

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